Letture estive/1: la scoperta di un Autore

Bella scoperta estiva. Di solito non mi capita molto di essere “monotematico” nelle letture d’estate. Ma questa volta mi è successo.

Ho scoperto per via di lavoro Wendell Berry, autore già tradotto in italiano da LEF e Slow Food, per un articolo su Avvenire. Quel saggio mi ha aperto un mondo: e così mi è capitato di immergermi nelle pagine di Berry nelle mattine presto al mare, nelle serate ariose nel Casentino oppure alle prime luci del giorno sui colli vicino a Urbino.

Il preferito? Hannah Coulter, senza dubbio. Ho anche letto Jayber Crow, un po’ inferiore alle attese di chi me l’aveva caldamente caldeggiato. Mentre Un posto nel mondo mantiene la promessa.

Perché leggere Berry? Perché è un conservatore progressivo. Perché mi ricorda Pasolini: “prega ama conserva”. La parola “amore” ritorna molto nelle pagine di Berry, ma non con i significati sballati che oggi un Moccia o tante sfumature ci hanno traviato. L’amore di Berry è quello del contadino, dell’uomo maturo, maturato dal lavoro con la terra. Leggere per credere.

Cercasi nuova teologia nell’era di Bergoglio

Non so è successo in altre case editrici. A noi sta capitando. E non di rado.
Essendo EMI un laboratorio editoriale che ha da sempre una forte attenzione alle teologie che esplorano territori nuovi (teologia della liberazione, nelle sue varie accezioni geografiche; teologia del creato, delle donne, etc.), non sono pochi i libri che ci vengono proposti, soprattutto dall’estero, che abbiano questo taglio “di avanguardia”.
E tante volte la volontà di tradurre e pubblicare libri di questo genere c’è, perché ci sembrano interessanti. Però da qualche tempo – precisamente dall’inizio dell’era Bergoglio -  ci capita qualcosa di inedito: libri che andavano benissimo in un certo tempo di chiesa, oggi non “reggono”. Libri che parlavano ad una chiesa, come quella degli ultimi 20-30 anni, in cui alcune questioni si erano cristallizzate in posizioni “ufficiali” di stampo conservativo (l’istituzione tende sempre a “conservare” più che a innovare), ebbene quei libri più oggi sono datati a causa di un presente che li ha superati. Detto altrimenti: alcuni saggi di argomento religioso o teologico che propugnavano alcune idee di riforma ecclesiale vengono superate dalla prassi di un papa che sta scalzando abitudini, idee e prassi assodate e incistite.
E così libri appena usciti si presentano già vecchi, perché non tengono conto delle spinte eccezionali in avanti che Bergoglio sta dando alla chiesa. E inutile può sembrare un “aggiornamento”, come se bastasse premettere 2-3 paginette a posizioni che sono radicalmente ormai “vecchie” perché non tengono conto che il capo della chiesa oggi propugna cambiamenti e “conversioni” che spesso solo le voci periferiche nel corpo ecclesiale hanno suggerito per anni.
Penso che debba ancora sorgere una prima riflessione teologica, soprattutto di carattere missionario, che tenga conto della rivoluzione-Francesco. Nel frattempo, cerchiamo di pubblicare comunque qualcosa di interessante: del duo Stephen Bevans e Robert Schreiter manderemo prossimamente in libreria Dialogo profetico, ovvero su come fare missione nella società odierna.

Contro le presentazioni di libri

Premessa: questa è anche un’autoaccusa. Ma almeno confesso che sono a disagio, come direttore di EMI. Nel senso che. Si riprende in questo periodo la vita sociale e culturale, e immancabilmente si pensa di come lanciare i prossimi libri in uscita autunnale. E naturalmente la formula “presentazioni” (possibilmente a costo – quasi – zero) è in cima ai progetti di tante case editrici.
Ora. Premesso, come si è detto prima, che anche noi di EMI ne siamo tutt’altro che indenni, avendo praticato il genere a lungo, vorrei però provare a lanciare un’idea che diventi anche concreta. Ovvero. Trasformare le presentazioni dei libri (anche nell’annuncio) in “dibattiti pubblici” veri e propri. In altre parole. Dietro il format “presentazione” c’è l’idea molto marketing che le persone che verranno a parlare del libro ne parleranno necessariamente bene. Anzi: ne parleranno loro che l’hanno letto mentre le persone dell’uditorio è abbastanza sicuro che non l’abbiano fatto (almeno per quel che riguarda la saggistica media).
Ora. Invece che promuovere il solito format “presentazione del libro XY interverranno ZW RT PT. Sarà presente l’Autore”, perché non provare un piccolo sforzo di fantasia? Noi ci abbiamo provato, nel nostro piccolo, con il libro Preti dalla fine del mondo di Silvina Premat. In 13 giorni di viaggio su e giù per l’Italia abbiamo fatto 9 incontri pubblici. Quasi tutti sotto l’insegna “Tra i poveri di Buenos Aires. I parroci di Buenos e la speranza nelle periferie. In occasione dell’uscita del libro ….”. Questo perché ci è sembrato che il libro fosse lo spunto per ascoltare un’esperienza e intessere uno scambio su questa realtà dei preti delle villas.
Non so se ci riusciremo ancora. Però è una nostra piccola “innovazione” che vorremmo rendere permanente. Speriamo che noi ce la facciamo.

Padre Alex, un lettore di “Avvenire”, i poveri. Una (salutare) tempesta in un bicchier d’acqua

Ebbene, oportet ut scandala eveniant, verrebbe da pensare e dire … Già, perché ogni tanto qualche «casino» fa bene al tutto. Detta così, vuol dire tutto e niente. Veniamo al contenuto, dunque.

Il 28 giugno 1964 viene ordinato missionario comboniano Alex Zanotelli. In occasione del 50° anniversario di ordinazione l’istituto di Comboni organizza a Verona una felice «rimpatriata» di una ventina quella «leva» missionaria. E noi di Editrice Missionaria Italiana pensiamo di fare un piccolo regalo a padre Alex, tra gli autori più fecondi e amati della nostro casa editrice: «Prendiamo una pagina pubblicitaria di Avvenire e gli facciamo gli auguri per questi 50 anni da prete». Già che ci siamo, ci diciamo, facciamo un po’ di pubblicità al suo ultimo libro… (Al quale sempre il quotidiano dei cattolici ha dedicato un certo spazio).

Apriti cielo! Un lettore di Avvenire, tal Gianluca Selmo, scrive infuriato al direttore Marco Tarquinio che, insomma, si è imbattuto scandalizzato in un «paginone pubblicitario, che avrebbe potuto far invidia a Dolce & Gabbana e Versace messi assieme» riguardante il «povero» Zanotelli. Che, insomma ancora, come si permette di mischiare missione, povertà, Vangelo e pubblicità. (En passant: giro i complimenti al nostro grafico!).

Al che, con intelligente garbo, Tarquinio risponde che l’idea è tutta della casa editrice, che padre Alex non piglia un euro di diritti d’autore. E che quindi, come s’intitola la sua risposta, «A pensar bene non si fa peccato».

La cosa ha poi un’ulteriore coda con un simpatica lettera di Graziano Zoni, già strettissimo collaboratore dell’abbé Pierre, il quale precisa che «la povertà di Zanotelli è quella del Vangelo».

Ora, si dà il caso che – provvidenziale la cosa, no? – proprio negli stessi giorni un certo papa Bergoglio se ne esca con un’affermazione perentoria – «la bandiera dei poveri è cristiana» – che, a mio giudizio, è una delle più forti fatte da quando è vescovo di Roma. Guarda caso, nel scegliere un virgolettato di Zanotelli per la pubblicità di Avvenire, qui in EMI abbiamo optato per una simile: «Il posto della chiesa è tra i poveri, questa è la via tracciata dal Vangelo».

Bon. Morale? Ora si dica pure che anche Bergoglio è un uomo prono ai salotti «radical-chic». Chiusa la questione. Anzi: complimenti ad Avvenire e al suo direttore!

Post Salone del libro di Torino. Pensieri in libertà

Chi lavora nel mondo della cultura, in particolare del giornalismo e dell’editoria, conosce da tempo un fenomeno curioso: mentre il processo di scristianizzazione a livello sociale aumenta, ovvero i credenti sono sempre meno, aumenta in senso vertiginoso l’interesse culturale per i temi del cristianesimo. Anche e soprattutto in termini di produzione, ovvero di libri. Se negli anni Novanta – ad esempio – il cardinale Carlo Maria Martini era confinato nel catalogo della gloriosa PIEMME di quegli anni, negli anni Duemila i grandi editori (Rizzoli, Mondadori, Feltrinelli) si contendevano le pagine dell’arcivescovo torinese.

Ora la cosa, a ben guardare, è diventata quasi spasmodica. Alcuni esempi, percepiti con forza al Salone del libro di Torino, guarda caso con il Vaticano Paese ospite. Con voci insistenti di una visita nel 2015 dello stesso papa Francesco (habitué, da cardinale, della Fiera del libro di Buenos Aires ….).

Rizzoli ormai è diventata una sorta di LEV, nel senso di Libreria Editrice Vaticana, in miniatura (absit iniuria…). Oltre ai libri di papa Francesco pubblicati all’indomani dell’elezione – vedi Aprite la mente al vostro cuore – sono arrivati La mia porta è sempre aperta di p. Antonio Spadaro (lo sviluppo della prima intervista a papa Bergoglio), e ora questa antologia di omelie di Santa Marta, La verità è un incontro. Ma anche mettendo in vendita cose molto specifiche, diremmo quasi specialistiche, come Il saio bianco. Papa Francesco sulle tracce del Santo di Assisi.

Per non parlare di Feltrinelli. Che da editore laicissimo, forse l’unico tra i non religiosi, ha decisamente snobbato il fenomeno-Francesco, scegliendo di non pubblicare nulla dell’attuale papa. Ma al contempo dando alle stampe un paio di volumi di argomento religioso che testimoniano comunque un interesse di un grande editore per un settore da un lato di nicchia, dall’altro alquanto fecondo in un periodo in cui è veramente difficile vendere libri.  I testi? Del giornalista tedesco Alois Prinz, Gesù. Il più grande ribelle della storia, e della teologa italiana Adriana Valerio, Le ribelli di Dio. (Con alcuni cortocircuiti interessanti, per dimostrare la commistione a volte non perfetta tra laico e religioso. Esempi: sul sito di Feltrinelli nella categoria sezioni compare un improbabile Religioni cristiane – a proposito di analfabetismo religioso. Ancora. Nei risvolti dei libri Rizzoli di papa Francesco compare la dicitura “vescovo di Auca”, una delle tante sedi episcopali “fittizie”, cioè oggi scomparse, nel caso di nomina a vescovo ausiliare, come effettivamente avvenne per Bergoglio nel 1992).

Anche un altro marchio di qualità, di solito alieno da ispirazioni religiose come edizioni e/o, ha appena pubblicato La serva del Signore, curioso dialogo tra un padre agnostico e una figlia suora, che ha fatto furori in Francia (100 mila copie).

Infine, last but not least, il caso-Mancuso, che ha creato un filone prima in Fazi e ora in Garzanti, guarda caso proprio marchi che negli anni Ottanta-Novanta nulla avevano a che fare con chiesa, Cristo e fede.

Che lezione trarre da tutto ciò? Difficile a dirsi. Da un lato, l’editoria religiosa è sfidata sul suo stesso terreno (parlo per esperienza: alcuni grossi marchi sono sempre più interessati ad autori di solito confinati nel mondo cattolico). Dall’altro, con un sorriso, possiamo dire che anche chi non crede ai miracoli si “ritrova” salvato (vendite alla mano) da quel Dio in cui non crede. E che però “tira” ancora in libreria.

Piccoli e grandi editori, 2 indizi fanno una prova?

Ci tocca parlare di Emi in questo post. Già, perché di nuovo (una volta passi, ma la seconda …) succede che la nostra casa editrice si vede “maltrattata” dai grandi marchi. Piccole cose, per carità, ma due indizi fanno una prova (o erano 3?).

Antefatto: a fine marzo Rizzoli pubblica Aprite la mente al vostro cuore, traduzione dell’originale spagnolo Mente abierta, corazón creyente. Bene, bello. Con una fascetta che è un bel messaggio pubblicitario: “Il primo libro di papa Francesco”. Peccato che una settimana prima EMI avesse già messo a disposizione in libreria Guarire dalla corruzione e Umiltà, la strada verso Dio. Un osservatore attento come Sandro Magister dell’Espresso se ne era accorto.

Cambia il titolo, cambia la “grande concorrenza”, ma la cosa ricapita. Pochi giorni fa abbiamo messo in circolazione Francesco di Assisi e Francesco di Roma, il libro di Leonardo Boff sui due Francesco. Ebbene, proprio in contemporanea Fazi ha dato alle stampe un libro di cui Boff è coautore, Il Tao della liberazione. Con una altrettanto bella fascetta: “Appena giunto a Rio, Francesco ha inviato un suo collaboratore ad acquistare l’ultimo libro di Leonardo Boff” (citazione dal Venerdì di Repubblica). Peccato che non sia quello in questione, come ha rivelato e ribadito più volte lo stesso Boff. Ma appunto il libro Emi di cui sopra.

Vabbè, direte voi, solito vittimismo da piccoli. Beh, a me hanno sempre insegnato a dire la verità. E che non c’è una seconda volta per dare la prima impressione.

In Arena per la pace e il disarmo. Retroscena dall’EMI

I buoni propositi non bastano mai… Avevo promesso tempo addietro una ripresa costante del blog… e invece. Ora non riprometto più nessuna “buona volontà”, vediamo se la cosa sarà foriera di cose giuste.
Dunque. Riprendiamo. Partendo da una buona notizia: il 25 aprile 2014 rinascono le Arene di pace e disarmo, a Verona, convocate da un panel quanto mai ampio di associazioni in base ad un appello sottoscritto da decine e decine di personalità, “laiche” e religiose.
È doveroso, in quanto direttore EMI, un piccolo retroscena: all’origine di questo ritorno (l’ultima Arena fu nel 2003 contro la guerra in Iraq, ma fu … fuori dall’Arena, in piazza Bra, per esigenze architettoniche dell’anfiteatro) c’è (anche) l’EMI.
Fu durante un affollatissimo incontro tra padre Alex Zanotelli e Moni Ovadia il 3 aprile 2013, come celebrazione del 40° anniversario della nostra casa editrice, che il missionario comboniano lanciò un vibrante appello: “Riprendiamoci l’Arena”.
Il giorno dopo e quello dopo ancora i giornali locali rilanciarono l’appello, cui fece seguito un mio intervento sul Corriere di Verona – Corriere della sera. E proprio in seguito a quell’articolo Mao Valpiana, presidente del Movimento non violento, e l’amico Alessandro Bandiera mi cercarono al telefono per vedere se e come avviare l’immane impresa di riaprire l’Arena al popolo della pace. Ne seguirono, grazie alla caparbia e ferrea volontà di Valpiana, un vero “guerriero” in questo, riunioni e convocazioni varie… Ora che l’annuncio è stato portato anche a Roma … beh, la soddisfazione è forte. Insieme all’impegno, ora, di rendere concreto il sogno di rivedere l’Arena riempirsi di persone per chiedere ed impegnarci per la pace di tutti e per tutti.

Spigolature d’estate. E notarelle religiose dai nostri quotidiani …

Qui all’EMI si riprende oggi. Quindi, dopo buone vacanze, ora è la volta di un buon lavoro. Insieme con una certa apprensione per le sorti di un nostro amico, e prossimo autore, padre Paolo Dall’Oglio, il gesuita la cui sorte in Siria – sua patria di adozione da una trentina d’anni – è oggi ignota, tra rapimenti, notizie di morte, riferimenti di “buona salute”. Preghiamo e speriamo per il “nostro” abuna Paolo possa essere tra noi a Mantova, dove al Festivaletteratura (ti aspettiamo!) presenteremo il suo Collera e Luce. Un prete nella rivoluzione siriana.

Durante questi giorni di vacanza mi sono dedicato un po’ di più del solito alla lettura dei quotidiani. E mi sono rimaste impresse un paio di grossolane imprecisioni di carattere giornalistico-religioso che la dicono lunga sul grado di informazione e di qualità giornalistica di chi oggi scrive di cose religiose sui nostri giornali (e poi ci si lamenta che i quotidiani vendono sempre meno).

La prima: Massimo Franco, acuto analista politico, preannuncia sul Corriere il prossimo cambio alla guida della Segreteria di Stato vaticana. Ebbene, come è mai possibile che dopo quasi 8 anni di pontificato sul più “importante quotidiano italiano” il nome del papa emerito venga scritto sbagliato (Josef invece di Joseph)? Mistero. Anche perché devono esserselo perso, l’errore, i redattori, i capiredattori, i correttori di bozze, insomma tutta la “macchina” giornalistica di un colosso dell’informazione come il Corriere.

Secondo, sempre dal Corsera. Presentando la collana “Beatitudini” delle Edizioni Lindau (cui ho collaborato insieme al curatore Roberto Righetto), il “recensore” evidentemente non ha per nulla letto il primo libro in questione, il dialogo a distanza tra Gianfranco Ravasi e Adriano Sofri. Perché si ostina a presentare, fin dall’occhiello, Ravasi come “monsignore”, quando è stranoto che è un cardinale.

Orbene. Provate voi a scrivere un articolo sul New York Times in cui Barack Obama diventa Baracca Obama e Philip Roth filosofo invece di scrittore. E poi vediamo se il posto di lavoro lo avrete ancora …

La famiglia, Stalin e GKC: note da una lettura recente

Ho appena finito di leggere un libro stranissimo, Il ponte di pietra, dello scrittore-giornalista russo Aleksandr Terechov. Testo difficile da classificare, visto che è romanzo, inchiesta giornalistica, saggio storico, tutto in un testo: un’indagine nei nostri giorni su un omicidio-suicidio di due ragazzini, figli di “alti papaveri” del regime staliniano negli anni Quaranta. Ne consiglio la lettura a quanti – come il sottoscritto – sono affascinati dal periodo del comunismo in Europa orientale. Un fascino che, come mi ebbe a confidare Giovanni Lindo Ferretti, cantautore e leader dei CCCP, è davvero “fascino del male”, perché “anche il male, come fu il comunismo, ha un suo fascino che ci può conquistare”. Ebbene, c’è un elemento particolare che mi ha colpito nel libro di Terechov: il fatto che emerga come nella società staliniana, retta ideologicamente dal comunismo più forte, vi fosse una sorta di disprezzo pragmatico e sociale verso la famiglia e la stabilità della coppia. Tradimenti, amanti, divorzi, separazioni, adulteri … erano, almeno stando al lavoro dell’autore (durato come indagine 10 anni, dal 1997 al 2007: il libro è stato un evento letterario in Russia!) all’ordine del giorno. Anzi: sembravano programmaticamente organizzati per smontare l’idea di positività che la famiglia e la coppia stabile possono trasmettere. In realtà, se ci si pensa bene, non si tratta di un cedimento alle mode capitalistiche (ricordo la lettura di un libro di Gilbert Keith Chesterton, secondo il quale “il divorzio è una cosa di destra” perché indeboliva le famiglie e i figli, rendendoli maggiormente in balia dei capitalisti). Quanto invece la risposta alla visione programmaticamente dell’autore del Capitale per cui per la costruzione della nuova società comunista la famiglia doveva essere distrutta. Vi ricorda qualcosa tutto ciò, guardando le pagine dei giornali di oggi?

Qui si riprende … dopo il triplete argentino

… ci si scusa dell’assenza, gravissima, e molto prolungata.

In effetti il mo blog è stato “n.p.”, cioè non pervenuto, per lungo tempo, praticamente dalle dimissioni di papa Benedetto XVI. Il perchè forse qualche visitatore potrà intuirlo. Dall’11 febbraio le case editrici sono entrate in un tourbillon di frenesia lavorativa che sta ora lasciando depositare la polvere. Noi di EMI poi ci siamo presi lo slancio con i due libri di Tagle e Schonborn nel pre-conclave. E poi abbiamo messo a segno il “triplete Francesco”, ovvero i libri di Gianni Valente e i due a firma di Jorge Maria Bergoglio, che sono ancora ben presenti (“Umiltà, la strada verso Dio” da ben 7 settimane in vetta) in classifica.

Dunque, spero sia ben comprensibile il perchè del prolungato silenzio di “Angolo di lettura”.

Altra piccola particolarità che mi sta “impegnando”, felicemente, è la nascita di mia figlia Chiara, la terzogenita, venuta al mondo domenica 5 maggio ore 13.06 (sembra l’orario della partenza di un treno: eh, noi pendolari!). Un lieto evento che allieta casa Fazzini-Mercanti con Anna, mia moglie, Marco, 4 anni, e Maria, 2. Che ora non è più “la piccola Maria”.

Comunque, negli ultimi tempi, vista le velocità del mezzo e la mancanza di tempo, mi sono dedicato di più a Twitter, dove mi trovate con @FazziniLorenzo.

Ma ora il blog tornerà a breve più funzionante di prima (ci vuol poco …).