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Intervista con l'Autore |
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Maria Chiara Rioli intervista Geries Sa'ed Khoury autore di Un palestinese porta la croce | Khoury Geries Sa'ed, lei è un arabo cristiano che vive a Betlemme e lavora presso il Centro Al-Liqa' per la promozione della tolleranza e dell'amicizia tra cristiani, musulmani ed ebrei. Da dove nasce questo libro? Questo libro nasce da un cuore che ama tutti malgrado la sua sofferenza sin dall'inizio. Una sofferenza che mi ha fatto pensare che solo tramite un vero perdono si può amare veramente il prossimo. Come anche questo libro è frutto di una storia e di un'esperienza non facile per me come un Arabo Palestinese Cristiano e cittadino Israeliano, e figlio di una madre le cui lacrime non sono state asciugate dal 1948 e fino la sua morte nel 2000. Questo perché lei ha perso qualsiasi contatto con la sua famiglia e parenti dal 1948, l'anno in cui sono stati cacciati via a forza dal loro villaggio (Al-Mansura) in Palestina e dalle loro case e terra, per diventare profughi in Libano. Lei propone una teologia contestuale palestinese. Quale messaggio vuole lanciare con questo libro? Con questo libro il mio messaggio è chiaro: l'alternativa alla pace è la pace. Questa pace può essere raggiunta solo attraverso il dialogo e gli incontri, e non con la violenza o il conflitto armato. Con questo libro esprimo anche la mia ferma posizione contro chi usa le religioni e Dio per giustificare le guerre o le violenze o l'occupazione. Questo è un peccato ed è male. Non credo in una teologia che giustifica l'oppressione, l'occupazione, il male o la violenza. Per questo, tutto ciò deve essere detto chiaramente a chi fa un uso sbagliato delle religioni e specialmente alla maggioranza degli Ebrei, dei gruppi islamici fondamentalisti e i cristiani evangelici sionisti. Per colpa loro, noi viviamo in uno stato di guerra e odio da più di un secolo. Quali sono i destinatari di questo libro? I destinatari sono tutti i lettori: laici, religiosi, politici e movimenti per la pace e i diritti umani. Vorrei che tra i destinatari ci fossero anche coloro che cercano per fini sociali, politici ed economici di giustificare con la religione o con la teologia i conflitti. Sono sicuro che il conflitto Palestinese-Israeliano non sia un conflitto religioso, ma purtroppo le religioni hanno e tuttora giocano un ruolo negativo e influente in questo continuo conflitto. Per questo il dialogo religioso è importante, e io credo che, se a questo dialogo aderiranno i capi e i leader delle tre religioni monoteiste per cercare di interpretare seriamente e con una vera fede il vero messaggio delle loro rispettive religioni, ecco, io credo che questo aiuterà tanto il processo della pace che desidero molto. L'amore per Dio e del prossimo, e l'amore della vita che ci è stata donata dal Signore sono le vere ragioni delle riflessioni contenute in questo libro. |