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Intervista con l'Autore |
![]() Maria Chiara Rioli intervista Valerio Pignatta Autore di L'insostenibile leggerezza dell'avere | Valerio, come si articola questo libro? Parto da una breve storia dei pensatori della semplicità volontaria, della sobrietà e del pensiero antieconomicista e anticonsumista, i luddisti, gli ecologisti radicali e gli "autoemarginati" dall'inizio della rivoluzione industriale al XX secolo, i pensatori ante litteram della decrescita. Analizzo poi il pensiero "decrescente" oggi in Europa: la nascita della décroissance in Francia, il contesto culturale, i movimenti in Belgio, Spagna e Gran Bretagna. Nella terza parte descrivo esempi concreti di cosa significhi la decrescita in Italia: movimenti, reti e partiti, la realtà ideologica e pratica nel nostro paese ai nostri giorni; excursus tra i "decrescenti" dell'ultima generazione. Raccontaci alcune di queste esperienze italiane di "decrescita". C'è la storia di Elena e Giovanni, una coppia piemontese che ha abbandonato il lavoro fisso, insegnante lei e geometra lui, per prendere in adozione due bimbi con handicap – insieme alle due figlie naturali che già avevano - andare a vivere in campagna, fare autosufficienza, agire sul territorio con lotte ambientaliste, vivere semplicemente. Una storia di persone semplici, eretiche e coscienti del momento in cui viviamo. Oppure la storia di un dirigente nazionale di una società petrolifera, perennemente in viaggio, che in piena carriera molla tutto per andare a vivere in un remoto paesino della Toscana settentrionale (vicino a Sarzana) dove poter allevare sua figlia restandole vicino. Muovendosi accortamente e con una grande forza d'animo riesce lentamente a mettere in piedi in qualche anno un centro di ecoturismo veramente straordinario che cerca di rispondere all'esigenza di alienazione di chi vive in città offrendo però al contempo valori, ideali e suggerimenti per una vita nuova. Il Centro è diventato negli anni un punto di riferimento per varie attività e gruppi. Ma c'è anche la mia storia con Monica e i nostri figli. Da manovale meccanico a portalettere a direttore postale e poi a laureato semidisoccupato con già due figli e un grande sogno: quello di lavorare nell'editoria da casa in mezzo alle montagne. Come abbiamo realizzato il nostro sogno, come esso prosegue, cosa abbiamo inventato per far fronte ai tentativi del sistema di reintegrarti e come abbiamo sofferto e gioito per poter vivere una vita più avventurosa e serena all'insegna della libertà, della semplicità e non della sicurezza. Storie di ordinaria sobrietà, quindi? Sono persone che si sono avventurate nella vita con forza di volontà e senza false mete. Non ci sono figli di papà convertiti sulla via di Damasco e che col portafogli dei propri genitori si sono ricavati un angolo di paradiso dove farsi i fatti propri. Sono tutte storie vere ossia interviste/racconti a/di persone che hanno fatto delle scelte di vita decisamente anticonformiste (e che vanno nel senso della decrescita) seppur mai di autoemarginazione. Sono insomma esperienze replicabili da tutti e, da come si evince dalle informazioni fornite dai diretti interessati, si condensano in stralci di vita gioiosa, avventurosa e sicuramente più libera della maggior parte delle persone perfettamente integrate nel sistema. Nessuna autocelebrazione o semplificazione eccessiva però. La vita è sempre un evento cui è difficile spesso far fronte. Ma all'interno di un percorso di decrescita il senso dell'esistenza aumenta, il tempo libero e creativo pure e le relazioni sociali e sentimentali decollano. Senza contare quanto bene fa al pianeta uno stile di vita sobrio e leggero. Niente male dunque. Parole d'ordine: semplicità e coerenza, serenità e contemplazione. |