Un mondo difficile
Noi viviamo in un mondo colpito contemporaneamente da tre flagelli:
a) una crisi sociale, caratterizzata da un aumento della povertа e delle diseguaglianze, al Nord come al Sud del mondo;
b) una crisi economico-finanziaria, a cui si può attribuire anche la crisi alimentare e quella energetica, perché entrambe sono state determinate dall’impennata dei prezzi causata principalmente dalla speculazione;
c) una crisi ecologica, probabilmente la più grave delle tre, con le sue conseguenze in termini di riscaldamento planetario, cambiamento climatico e perdita di biodiversità.
Come spesso accade in questi casi, i tre flagelli si rafforzano tra loro. Le persone più povere, ad esempio, sono portate a sfruttare eccessivamente l’ambiente in cui vivono. Questo le porta a tagliare gli alberi, ad esaurire i suoli, a distruggere specie. La miseria non è una cosa buona per la natura, ma anche nella stratosfera delle élite che si sono arricchite oltre ogni misura grazie alla globalizzazione, il consumo può produrre gli stessi danni causati dai poveri.
Se ogni abitante della Terra avesse diritto alla stessa superficie per la sua sussistenza, toccherebbe ad ognuno poco più di due ettari a testa - un po’ più di tre campi da calcio. Peccato che l’impronta ecologica dei paesi ricchi superi nettamente questa misura. Gli italiani avrebbero bisogno di quattro Italie per soddisfare i propri bisogni, mentre Stati Uniti e Cina consumano ciascuna il 21% della biocapacità del pianeta - ma l’ex celeste impero ha una popolazione che è più di 4 volte superiore.
Nel saggio Collasso. Come le società scelgono di morire o vivere, Jared Diamond identifica le ragioni ecologiche che hanno portato alla scomparsa di diverse civiltà del passato, e constata che ogni volta le élite hanno potuto continuare a consumare senza freni, mentre la grande massa della popolazione viveva già nella penuria. È esattamente il punto in cui ci troviamo oggi, con un sovraconsumo delle élite mentre almeno un miliardo di persone manca di tutto. Un altro punto di contatto tra i 3 flagelli è stata la scintilla che ha fatto scoppiare la crisi economica: la bolla dei mutui subprime ha visto la partecipazione - come attori non protagonisti - di milioni di poveri, che hanno preso a prestito somme per acquistare casa, senza sapere in cosa si impegnavano. Oggi hanno perso sia il denaro che l’abitazione.
E domani la crisi ecologica aggraverà ancor più la sorte dei più poveri. Secondo il rapporto 2007 dell’Intergovernmental Panel of Climate Change - un gruppo che riunisce centinaia di scienziati sotto le insegne delle Nazioni Unite - , l’isola pacifica di Tuvalu sarà probabilmente la prima terra abitata ad essere inghiottita dalle acque, mentre le terre completamente aride potranno crescere dell’8%, ed il rendimento di buona parte dei terreni agricoli africani potrebbe ridursi della metà. Ovunque gli avvenimenti climatici eccezionali saranno molto più frequenti.
Dobbiamo accettare la situazione, godendo dell’attimo fuggente, e costruire una barriera di acciaio dell’altezza di tre metri, come hanno fatto alla frontiera tra Stati Uniti e Messico, contro i rifugiati climatici e i poveri del mondo intero? Dobbiamo credere ai manager ed agli esperti di economia che ci dicono di lasciar fare al mercato? La risposta mi sembra ovvia.
Roberto Bosio
Per approfondire:
Oltre il capitalismo

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