Sfuggo dalla siccita’
dalle privazioni
dalla fame
dalle guerre civili e incivili
dall’inferno
da una terra senza futuro e senza sogni.
Vendo il mio corpo
a poco prezzo
a chiunque
per comprare un sogno.
Dopo duemila chilometri di sabbia
di sole e di freddo
di cimiteri
il sogno annebbiato e confuso
s’intravede all’orizzonte
mentre sull’altra riva
iniziano i festeggiamenti del Natale.
Ora, coperta da un lembo di cielo,
sto attraversando quel lembo di mare
che separa il sogno dalla realta’,
che separa l’inferno dal paradiso.
Sto attraversando quel maledetto mediterraneo
cimitero della libert�
fosse comune per nascondere la vergogna della civilt�
discarica del vostro benessere
e fonte delle vostre delizie.
Sto attraversando l’ultimo ostacolo
di questa folle corsa ad ostacoli
con altri quaranta sognatori,
su un vecchio gommone
che può portare solo dieci,
in balia alle onde.
Ma i nostri sogni non temono le onde
e nemmeno i cimiteri.
Non importano la sete e la fame
non importano le sofferenze
domani saranno lontani ricordi.
Non importano le ferite
domani saranno cicatrici.
Domani o dopodomani arriverò da voi
per raccogliere i brandelli del mio corpo
per rinascere
e incominciare a scrivere la mia vera storia
e forse per condividere con voi il paradiso
o almeno la cena di Natale.
Ad un tratto
mi trovo avvolta nelle tenebre profonde
illuminate da mille occhiolini luccicanti
che iniziano a fare festa del mio corpo
prima di finire sui tavoli della vostra festa.
(Abdelkarim Hannachi)

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