Presentazione |
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La guerra, le guerre di Benedetto Bellesi, Paolo Moiola Non possiamo tacere I riflettori dei media continuano ad essere puntati sul conflitto iracheno; a volte si fermano su quello palestinese; raramente si spostano sull'Africa, sull'Asia e sull'America Latina, dove sono in corso circa cinquanta guerre, in cui si fronteggiano eserciti regolari, forze della guerriglia, gruppi terroristici e bande armate di vario genere, seminando distruzione e morte. Ogni giorno siamo informati sui morti, specialmente se sono soldati occidentali. I milioni di vittime, soprattutto donne e bambini, di feriti, mutilati, profughi nel resto del mondo non fanno notizia. Nessuno ne parla. Forse qualcuno ha interesse che non si sappia. Parafrasando George Orwell: "Tutti i morti sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri". A raccontare le tragedie ignorate di tante popolazioni sono rimasti quasi esclusivamente i missionari, che vivono sulla loro pelle gli stessi drammi; negli ultimi 13 anni, oltre 640 persone, tra missionari, clero locale, suore e catechisti hanno pagato col sangue la loro solidarietà con le vittime della violenza. "Come dimenticare - domanda Giovanni Paolo II - che il volto di Cristo continua ad avere un tratto dolente, di vera passione, per i conflitti che insanguinano tante parti del mondo, e per quelli che minacciano di esplodere con rinnovata violenza?". Come cristiani e come missionari non possiamo restare indifferenti; come operatori dell'informazione non possiamo tacere. Il nostro scopo è, prima di tutto, quello di informare sui conflitti esistenti nel mondo, sulle cause che li scatenano e le conseguenze che ne derivano. Un'informazione approfondita, quindi, per superare le distorsioni, banalizzazioni e approssimazioni che spesso ci vengono propinate. La conoscenza, poi, mira all'educazione alla pace e alla presa di coscienza delle proprie responsabilità: un compito che spetta a tutti, poiché le cause ultime di tante guerre e di tanto terrorismo sono povertà, disuguaglianze, ingiustizie: mali di cui non possia lavarci le mani. Educazione e responsabilizzazione devono incominciare sui banchi di scuola. Questo libro, quindi, è pensato anche come sussidio per insegnanti e studenti, gruppi giovanili e comunità parrocchiali e per quanti hanno a cuore un mondo più giusto e di pace per tutti. I contenuti sono divisi in tre parti: nella prima vengono descritti gli aspetti che ruotano attorno alla natura, ai metodi, ai mezzi e alle conseguenze delle guerre moderne; nella seconda sono presentati paesi e aree in cui ci sono conflitti, tensioni, o che, usciti dalla guerra, non hanno ancora la pace. L'ultima parte propone idee e comportamenti per promuovere un'autentica pace globale. Mentre controlliamo le bozze finali di questo lavoro, la "Misna" continua a sfornare pessime notizie. In Afghanistan, in un'imboscata nella zona montagnosa di Kahair Khana (circa 500 chilometri a ovest di Kabul), sono stati uccisi 5 operatori di "Medici senza frontiere". In un'altro continente, nell'Africa disperata del Congo (Rd), soldati ammutinati (ma filo- ruandesi) hanno preso il controllo di Bukavu, capoluogo del Sud Kivu. Intanto, la festa della Repubblica italiana (2 giugno) è stata trasformata in un'imponente sfilata militare. "Noi riteniamo che la guerra - ha scritto Pax Christi - abbia ampiamente dimostrato nel corso dei secoli di non essere uno strumento efficace per la soluzione delle crisi internazionali e pertanto che essa vada esclusa e superata in favore di altri mezzi che, nella risoluzione dei conflitti, escludano il ricorso alla violenza". Benedetto Bellesi Paolo Moiola torna alla scheda |