Presentazione
Umanesimo del lavoro a livello planetario
di AA.VV.

 
Un umanesimo del lavoro a livello planetario, questo il titolo del primo Forum internazionale delle organizzazioni cristiane dei lavoratori che si è svolto a Roma il 28 e 29 aprile 2005, in apertura delle celebrazioni per il 60º anniversario di fondazione delle ACLI. Un appuntamento che ha visto l'intervento di oltre 30 relatori, la presenza di 150 dirigenti rappresentanti di 65 organizzazioni di tutto il mondo, provenienti da 38 paesi dei 4 continenti. Sia organizzazioni di natura sindacale, sia movimenti e associazioni di promozione sociale e formazione; organizzazioni nazionali, regionali e internazionali e, in particolare, le due reti mondiali cui le ACLI aderiscono ormai da alcuni decenni: la CMT (Confederazione Mondiale dei Lavoratori) e la MMTC (Movimento Mondiale dei Lavoratori Cristiani), con i loro rispettivi segretari generali.
Riuniti perché si è condivisa la concreta esigenza di trovare forme e parole nuove per riaffermare la dignità della persona che lavora, il lavoro come moderna struttura fondativa della relazione sociale e dunque capace di resistere alla sua riduzione a merce, nel turbolento scenario contemporaneo dell'economia globalizzata; per condividere una ricerca comune intorno alle grandi sfide di globalizzare la solidarietà e promuovere un lavoro decente su scala planetaria; per cercare insieme novità di pensiero, azione e organizzazione.
È convinzione comune che stiamo oggi attraversando una fase di trasformazione epocale dell'organizzazione economico-sociale su scala planetaria e delle condizioni di organizzazione del lavoro, quale conseguenza del processo di globalizzazione. Un processo che da un lato pone in seria discussione non solo le forme storiche in cui si è espresso il lavoro umano ma anche le principali conquiste dei movimenti sindacali e dei lavoratori, in ordine alla tutela e alla promozione dei diritti inalienabili dell'uomo che lavora; e dall'altro lato può aprire nuove e inedite frontiere di progresso ed emancipazione sociale, in particolare per le masse di poveri del Sud del mondo.
Oggi infatti il lavoro non solo si trasforma, si delocalizza, si frammenta, ma si presenta sempre più come informale, tant'è che mentre il mondo ha raggiunto un vero record con i 2,8 miliardi di persone che al 2003 hanno un lavoro, metà dei lavoratori nel mondo guadagna meno di 2 dollari al giorno e vive al di sotto della soglia di povertà e 550 milioni guadagnano meno di un dollaro al giorno, con assoluta impossibilità di provvedere ai bisogni della propria famiglia.
Il lavoro non ha certo mai smesso di trasformarsi sin dalla prima fase dell'industrializzazione, e intorno al lavoro si sono strutturate le principali lotte sociali e politiche che hanno fatto della reazione ai soprusi e alle ingiustizie la base della costruzione dello Stato sociale e della democrazia liberale, così come la conosciamo oggi nei paesi del capitalismo avanzato, e hanno poi formato la costruzione di tutta l'intelaiatura internazionale dei diritti economici e sociali, in particolare nell'ambito del sistema delle grandi organizzazioni internazionali.
Oggi è cruciale ricostruire una moderna concezione di progresso che, com'è avvenuto nel XIX e XX secolo, abbia la forza di ridare una nuova prospettiva alla questione sociale come fondamento del modello sociale cui oggi tutti i nostri sistemi fanno riferimento. Se ieri la lotta per integrare il proletariato nella società e lottare per diminuire l'ingiustizia e le sperequazioni sociali sono stati i motori di questo progresso a fianco dell'innovazione tecnologica e delle conquiste democratiche, oggi è probabilmente necessario che i quattro pilastri di questo modello - protezione sociale, diritto al lavoro, servizi pubblici e politiche sociali e del lavoro attive - siano ripensati e ricompresi in una logica planetaria.
La prospettiva di una coalizione mondiale per un lavoro decente - già sollecitata dal S. Padre Giovanni Paolo II in occasione del Giubileo dei lavoratori del 1º maggio 2000 e oggi assunta come concreta piattaforma di lavoro da parte di molte organizzazioni sociali e sindacali internazionali, così come della stessa OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) - può forse essere la chiave di una nuova e moderna concezione del progresso, che sappia interpretare la primazia del lavoro sul capitale poiché fondato sulla relazione e dunque capace di rappresentare una concreta via per globalizzare la solidarietà.
Una stagione che inoltre si confronta con due fatti rilevanti:
- la storica e recente decisione assunta dalle due principali centrali sindacali internazionali, la CISL e la CMT, di procedere ad una riunificazione del movimento sindacale internazionale dando vita, anche assieme ad altre centrali minori e regionali, ad una nuova organizzazione mondiale nel 2006;
- la recente e apprezzata pubblicazione da parte del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace del Compendio della dottrina sociale della Chiesa, che ci invita a fare dei principi ed orientamenti fondamentali dell'insegnamento sociale della Chiesa uno strumento ordinario per il discernimento nelle rispettive organizzazioni, rivolto alla promozione di comportamenti e di forme nuove di azione sociale, nonché alla elaborazione di proposte politiche ed economiche per la società tutta.
Si tratta certamente di "segni dei tempi" che sollecitano anche le organizzazioni dei lavoratori di matrice cristiana (sia sindacati, sia movimenti e associazioni di azione sociale, formazione e produzione culturale) ad avviare una seria e articolata riflessione per dare vita ad una nuova stagione di iniziativa e presenza su scala internazionale. In particolare, per rendere ragione in modo nuovo di un molteplice e plurale patrimonio di esperienze e ispirazioni trovando parole e opere nuove, adatte alle sfide del XXI secolo, per dire che il lavoro umano è tuttora un fattore costitutivo della nascita e dello sviluppo delle principali organizzazioni sociali e che, attraverso il lavoro, si possono formulare risposte appropriate ed efficaci alle sfide della globalizzazione. Come afferma il Compendio della dottrina sociale della Chiesa al n. 322, si tratta di assumere l'antica e sempre inedita sfida di "dare espressione ad un umanesimo del lavoro a livello planetario".
Una sfida spirituale e culturale, ma anche educativa e organizzativa, che le ACLI hanno voluto condividere con altre organizzazioni e movimenti in occasione del proprio 60º di fondazione e che si è tradotta in un intenso lavoro di confronto e discernimento, ma anche nella individuazione di alcune prime concrete piste per lavorare ad una ricca stagione di iniziativa e presenza su scala internazionale.
Le pagine che seguono danno conto di questa riflessione e di questo incontro, lasciando chiaramente intravedere sia la ricchezza molteplice di riflessioni e proposte che questo articolato complesso di organizzazioni è oggi in grado di esprimere, sia i consistenti elementi di convergenza e di proiezione verso il futuro.

Luca Jahier


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