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GUIDA AL CONSUMO CRITICO
PRESENTAZIONE
Quando lanciammo l'idea del consumo critico, a metà degli
anni novanta, l'attenzione era concentrata sulle imprese.
L'intento era di modificare i loro comportamenti sui temi che
all'epoca erano ritenuti più urgenti: squilibri Nord-Sud, diritti
dei lavoratori, corsa agli armamenti. Oggi il ventaglio delle emergenze si è allargato ad altri temi e comprende la crisi delle
risorse, l'eccesso dei rifiuti, l'esproprio dei beni comuni. Per questo
l'atteggiamento critico deve essere esteso fino a mettere in discussione l'intero stile di vita. Bisogna passare dal consumo critico al
consumo responsabile dove la sobrietà fa da sfondo a ogni scelta.
Non disinnescheremo mai la bomba sociale e la bomba ambientale su cui il pianeta sta seduto finché noi, gli opulenti, non accetteremo di consumare meno auto, meno luce, meno gas, meno
acqua, meno cibo, meno vestiario, meno carta. Consumare meno
è indispensabile per lasciare ai nostri figli un pianeta vivibile e
per consentire agli esclusi di risalire rapidamente la china. Non
dimentichiamo che tre miliardi di persone non hanno ancora
conosciuto il gusto della dignità umana. Essi hanno il diritto di
mangiare di più, vestirsi di più, calzarsi di più, curarsi di più, studiare di più, viaggiare di più. Ma potranno farlo solo se i
benestanti accettano di consumare meno. Volendo usare un'immagine pittoresca potremmo dire che il mondo è come abitato da
pochi grassoni che convivono con un esercito di scheletrici. Gli
scheletrici hanno bisogno di mangiare di più, ma possono farlo
solo se i grassoni accettano di sottoporsi a cura dimagrante perché comincia ad esserci competizione per le risorse scarse.
C'è competizione per il petrolio per il quale siamo tornati a fare le
guerre. C'è competizione per l'acqua, per i pesci, per le foreste,
per i minerali e naturalmente c'è competizione per la produzione
di rifiuti. I cambiamenti climatici in atto ci ricordano che se
vogliamo salvare questo pianeta dobbiamo ridurre le emissioni di
anidride carbonica del 60%. La morale della favola è che non si
può più parlare di giustizia senza tenere conto della sostenibilità
e l'unico modo per coniugare equità e sostenibilità è che i ricchi
si convertano alla sobrietà. Ossia a uno stile di vita, personale e
collettivo, più parsimonioso, più pulito, più lento, più inserito
nei cicli naturali.
Ciò spiega perché questa edizione si apre con una nuova parte
che dà consigli, a tutto tondo, su ciò che bisogna fare per consumare in maniera responsabile. Ad essa segue una seconda parte
che si sofferma sui settori di cui si occupa questa guida: i prodotti alimentari e i prodotti per l'igiene personale e della casa. Ogni
settore è analizzato da un punto di vista dell'utilità, dell'impatto
ambientale, dell'impatto sociale e si conclude con alcuni consigli
pratici, infine la terza parte fornisce informazioni sulle imprese.
La responsabilità politica e giuridica di questa Guida è totalmente del Centro Nuovo Modello di Sviluppo. Tuttavia si può
definire a buon diritto un'opera collettiva perché sono molte le
persone e le organizzazioni che hanno collaborato. Esprimiamo a
tutti loro il nostro più vivo ringraziamento e in particolare a
Maurizio Marulli che ha svolto l'attività di ricerca. Grazie anche
alla Fondazione Culturale Responsabilità Etica per avere messo
a disposizione il contributo della Borsa di Studio "Pia Paradossi".
Infine grazie a tutti voi che consulterete questa guida e che ci
vorrete inoltrare le vostre critiche e i vostri suggerimenti. Vi preghiamo di segnalarci tutte le lacune e gli errori che troverete in
modo da produrre altre edizioni migliori di questa.
FRANCESCO GESUALDI
coordinatore del Centro Nuovo Modello di Sviluppo
INTRODUZIONE
Il sistema si sforza di farci credere che il consumo è un fatto
banale che riguarda solo noi, i nostri gusti, le nostre voglie, il
nostro portafoglio, il nostro diritto a non essere imbrogliati. Un
fatto privato da affrontare badando solo al prezzo e alla qualità. Ma non è così. Il nostro consumo riguarda tutta l'umanità
perché dietro a questo nostro gesto quotidiano si nascondono
problemi di portata planetaria di natura sociale, politica e
ambientale. Basti pensare all'impatto sulle risorse, sull'energia,
alle ripercussioni sociali legate ai prezzi, alle condizioni di lavoro, alle problematiche legate ai rifiuti.
Apparentemente il consumo è un gesto che si esaurisce al
momento dell'acquisto. In realtà è un processo ampio che
comincia con la decisione di comprare e prosegue col canale di
acquisto prescelto, col tipo di prodotto acquistato, con la
modalità di consumo adottata, con la cura utilizzata per trattare i rifiuti. A seconda di come affrontiamo ciascuno di questi
passaggi, il nostro consumo può avere un impatto ambientale
pesante o leggero, può svolgere un ruolo sociale positivo o
negativo. Per questo il consumo responsabile non si configura
con comportamenti corretti su singoli aspetti, ma è un insieme
di scelte che coinvolgono l'intero stile di vita.
Se volessimo tracciare il percorso del consumo responsabile, nell'ambito della spesa quotidiana, potremmo indicare sei
tappe: sobrietà, lotta ai rifiuti, consumo locale e naturale, commercio equo, attenzione al comportamento delle imprese,
consumo senza crudeltà. I capitoli che seguono, affrontano ognuno di questi temi.
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