Presentazione



 
NON È VERO CHE TUTTO VA PEGGIO
 
Prefazione
Jacopo Fo
 

Quante volte hai sentito dire, con aria grave: "Non se ne può più! Le cose vanno sempre peggio! Abbiamo passato ogni limite!". Lo dice il vecchio reazionario, lo dice il moralista. Ma lo dice spesso anche l'oratore di sinistra che vuol sollevare le folle e il giovane attivista.
Per una persona che desidera un mondo migliore dire "tutto va peggio" vuol dire utilizzare una figura retorica efficace per strappare un moto di sdegno nell'immediato, ma a lungo termine non è una mossa intelligente.
Infatti, l'idea che in duemila anni non si sia riusciti a migliorare la situazione ha un grande potere demotivante. Porta a pensare: "Tanto è tutto inutile, perché mi dovrei impegnare?".
Molto più motivante sarebbe dire: "Da duemila anni stiamo migliorando il mondo, dacci una mano a migliorarlo ancor di più!".
Ma affermare che il mondo peggiora non è solo disfattista, è anche falso.
La verità infatti è che il mondo sta migliorando da secoli.
Non ci siamo bevuti il cervello, non stiamo sostenendo che questo mondo è il migliore possibile e tutto va bene.
Le guerre e la fame uccidono ogni anno milioni di persone, la violenza e l'ingiustizia distruggono ogni possibilità di una vita degna per milioni di individui. Si tratta di una situazione insopportabile, vergognosa. Ma una volta era peggio. Era peggio vent'anni fa, cinquant'anni fa. Per non parlare di mille anni fa!
Questo libro ha lo scopo di mostrare proprio questo: la situazione è migliorata, sta migliorando e abbiamo molti buoni motivi per sperare che continuerà a migliorare anche in futuro.
E cercheremo di mostrarlo senza ricorrere a complicate argomentazioni fìlosofiche ma, semplicemente, portando dati statistici provenienti da centinaia di studi.
E, a proposito dei dati che citeremo, è da notare che per la maggior parte sono numeri sui quali tutti gli studiosi concordano. Semplicemente si tratta di numeri poco conosciuti.
L'idea che il mondo vada a rotoli, insomma, non ha nessuna prova d'appoggio. È una convinzione basata esclusivamente su preconcetti e sulla totale mancanza d'informazione.
Complici i media che hanno scoperto che le cattive notizie fanno vendere più delle buone nuove e che quindi ci bombardano con bordate di angoscia allo stato puro, fobie e una scelta abile e spietata degli eventi più truculenti.
Sottoposti a un simile bombardamento negativo molti si convincono che stiamo precipitando, affondando, deragliando e che non ci sono più speranze.
Questa leggenda metropolitana si salda con una molto umana illusione percettiva: per una persona che non è più giovane è facile pensare che le cose fossero migliori quando aveva tutta la vita davanti, meno chili sui fianchi o più capelli in testa.
Quando eri giovane tutto andava meglio perché non eri vecchio.
È facile dimenticare com'era realmente la situazione una volta. Abbiamo generalmente un ricordo gradevole dell'infanzia e della gioventù e tendiamo a dipingere quegli anni con il rosa della nostalgia.
Ma le cose stanno decisamente in un altro modo.
Il mondo è migliorato nei secoli in modo consistente e questo miglioramento ha conosciuto una stupefacente accelerazione negli ultimi quarant'anni.
In alcuni casi sembra impossibile.
Quando capita, ad esempio, di discutere dell'orrore della pedofilia, molti sono disposti a giurare che il fenomeno si stia espandendo in modo notevole. Come vedremo si tratta anche in questo caso di un'illusione ottica.
Molte persone sono giustamente impressionate e disgustate dall'aumento esponenziale dei casi di pedofilia riportati dai giornali. Sicuramente oggi vengono pubblicate notizie di crimini sessuali sui bambini cento volte di più di cinquant'anni fa. E sui giornali di settant'anni fa non troviamo nessuna segnalazione di tali aberrazioni.
Ma questo non vuol dire che una volta non ci fossero crimini pedofili. Semplicemente i giornali non ne parlavano: erano un argomento sconveniente e di scarso interesse.
Ma il quadro si fa ancora più chiaro se compiamo una rapida osservazione degli aspetti più negativi e vergognosi della società umana e andiamo a vedere da quanto tempo sono stati superati.
Ancora tre secoli fa eravamo dominati da una casta che gestiva il potere per diritto di nascita.Due secoli fa lo schiavismo era legale nella maggior parte del mondo. Sessantacinque anni fa le donne non avevano il diritto di voto in nessuna nazione. Cinquant'anni fa i mariti avevano in tutto il mondo il diritto legale di picchiare la moglie e di prenderla con la forza. Cinquant'anni fa la segregazione razziale era legale negli Stati Uniti. Trent'anni fa. la maggioranza degli esseri umani era convinta che masturbarsi portasse alla cecità. Venticinque anni fa in Italia potevi uccidere tua moglie se la scoprivi a letto con un altro senza rischiare la galera. Undici anni fa lo stupro in Italia era un reato contro la morale e non contro la persona.
Ma non solo alcuni degli aspetti peggiori della società sono spariti.
4000 anni fa la vita media sul pianeta era al di sotto dei trent'anni. La durata dell'esistenza umana ha continuato ad allungarsi e negli ultimi 100 anni questo aumento è stato enorme.
Ed è aumentata notevolmente anche l'aspettativa di vita nel Terzo Mondo, nonostante le guerre, le carestie, le epidemie, le rapine delle multinazionali e la spietata corruzione dei governi.
Negli ultimi quarant'anni ha continuato a diminuire perfino il numero dei morti in guerra.
Tutti gli indicatori di benessere sono migliorati in modo notevole: istruzione, disponibilità di acqua corrente ed elettricità, salari, abbandoni scolastici, numero di poveri, assistenza medica, pensioni, protezione degli orfani, dei disabili, dei malati di mente, delle minoranze.
E se guardiamo all'Italia scopriamo che da noi c'è stato un miglioramento addirittura più rapido che altrove.
In realtà la situazione in Italia cinquant'anni fa era pazzesca. Se realmente confrontiamo i dati quasi
non riusciamo a crederci.
A partire dall'Ottocento milioni di italiani sono stati costretti a emigrare. In Italia si soffriva la fame e a centinaia di migliaia si moriva di denutrizione, pellagra e mancanza di cure e igiene.
Oggi è raro trovare un immigrato proveniente dal Terzo Mondo che non sappia leggere e scrivere. Anzi spesso ci accorgiamo che gli extracomunitari che arrivano da noi sono diplomati o laureati. I nostri migranti erano invece in maggioranza analfabeti. E ancora negli anni Cinquanta più del 10% della popolazione era analfabeta e più del 20% non aveva finito le elementari.
Se poi prendiamo in considerazione la situazione dei poveri scopriamo che a quei tempi anche da noi esistevano vere e proprie favelas con migliaia di baracche di lamiere e cartoni, niente fogne e servizi igienici. Nessuna scuola, nessun asilo, nessun poliziotto che facesse rispettare la legge.
Anche analizzando il livello di benessere medio scopriamo che ci sono stati cambiamenti positivi. Certo, poi siamo caduti nel consumismo ma è indiscutibile che oggi la maggioranza delle donne non sia più costretta a passare ore e ore a lavare i panni perché la lavatrice è entrata nell'uso comune. Sono decine i beni che semplificano la vita di tutti i giorni dando più tempo alle persone per occuparsi d'altro.
Cinquant'anni fa, le otto ore lavorative erano, per la maggioranza dei lavoratori, un obiettivo ancora da conquistare. Il sabato di riposo era un miraggio.
Idem il pulmino che viene a prendere i bambini a casa. Nelle campagne i ragazzini andavano a scuola a piedi, a volte camminando per chilometri a piedi nudi, per non consumare le scarpe.
La percezione del livello di povertà oggi è completamente cambiata, e questo è un bene, ma se vogliamo giudicare il percorso della storia dobbiamo accorgerci che il tenore di vita di un operaio è enormemente migliorato anche perché le moderne tecnologie hanno fatto crollare il prezzo di molti beni di consumo essenziali. Nel 1950 un paio di scarpe costava parecchio e il cappotto era uno status symbol. Dalle biro, agli accendini, dalle lamette da barba ai libri, alle radio, alle automobili tutto costa in proporzione molto meno e spesso la qualità è superiore.
A quei tempi, la vita sociale nel suo insieme era molto più dura e ingiusta in tutto il mondo. Se una malattia ti lasciava infermo, se subivi un'ingiustizia o eri discriminato, avevi ben poche possibilità di trovare aiuto. Non esistevano le organizzazioni di volontariato, le associazioni in difesa di disabili, donne, bambini e persone affette da particolari malattie.
Non esistevano associazioni di tutela dei malati, dei consumatori, degli omosessuali. Essere in qualche modo diverso significava affrontare il disagio e l'emarginazione in totale solitudine.
Risale agli anni Sessanta, ad esempio, il caso Braibanti, stimato intellettuale omosessuale condannato al carcere per aver "plagiato" un ragazzo, peraltro maggiorenne. Esisteva proprio il reato di plagio! La tua famiglia, insomma, uno psicologo o un giudice potevano decidere che l'omosessualità era una malattia e potevano condannare alla prigione chi ti aveva contagiato.
Quando si dice che tutto va peggio bisognerebbe pensare a che cosa volesse dire realmente vivere 50 anni fa.
Vorrei proprio vedere chi sarebbe disposto a far cambio e tornare a vivere allora.
Credo che sarebbe sufficiente mostrare la foto di un trapano per dentista di quei tempi per convincere chiunque a cambiare idea.
A questo punto, chiariti i presupposti generali del nostro discorso possiamo tuffarci nei dati che di certo saranno più stupefacenti di qualunque discorso.


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