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IL MURO DI VETRO
Introduzione
di Paolo Naso e Brunetto Salvarani
Questo primo rapporto sull'Italia delle religioni, che crediamo rappresenti un unicum nell'attuale panorama
editoriale italiano, è ad un tempo un progetto modesto e ambizioso. Modesto, perché consapevole della complessità
dell'argomento affrontato: la crescente pluralizzazione di
riferimenti religiosi oggi nel nostro paese, che sta cambiandone i connotati ma che risulta difficile da afferrare,
poiché assume molteplici volti, giorno dopo giorno. Ma
anche ambizioso: perché pretende di offrire, pur nella limitatezza dei nostri sguardi, un panorama credibile, ampio,
articolato. Lo firmano con noi autrici e autori competenti -
cui siamo profondamente riconoscenti per lo sforzo profuso -, plurali sia sul piano confessionale sia su quello
disciplinare. Tutti accompagnano alla ricerca scientifica tipica
degli studiosi la passione di chi vive sul campo la delicatezza e insieme la ricchezza del dialogo: ecumenico,
interreligioso e interculturale.
Tre le parti in cui il Rapporto si suddivide. La prima, e
più corposa, è intitolata Analisi, ed è composta da una
serie di testi che intendono focalizzare gli aspetti più significativi dell'odierno pluralismo religioso: il ruolo delle
comunità di fede, i processi di dialogo istituzionale, la questione dell'informazione e della formazione, le trasformazioni
in atto fra gli ebrei e i musulmani italiani, lo religiosità popolare, i vecchi e nuovi sincretismi, e così via.
La seconda, Profili, è una breve rassegna di personalità che, soprattutto negli ultimi anni, sono state esemplarmente (a nostro
parere) fra i protagonisti nel mondo nazionale plurireligioso.
La terza, infine, Documenti e dati, offre un prezioso compendio di riferimenti, bibliografie, eventi accaduti nel corso del
2008 sempre riguardo al nostro focus.
Con ogni evidenza si tratta di un lavoro parziale e in progress che non vuole in alcun modo sostituirsi ad
analoghe iniziative che, al contrario, ne costituiscono il presupposto. Lo specifico di questo strumento, che nelle
intenzioni dei curatori e dell'editore dovrebbe uscire ogni due
anni, è oltre che nella varietà e nell'autorevolezza degli autori dei diversi contributi, anche nella diversificazione
delle chiavi di lettura proposte. In questo senso è frammentario per definizione, nella convinzione che per
capire di più abbiamo bisogno di analisi specifiche, mirate, persino eccentriche rispetto ai filoni consolidati della ricerca
sociale sulle religioni.
In questa prospettiva critiche, correzioni e suggerimenti non sono solo ben accolti ma richiesti.
Benché possa apparire paradossale, in Italia si parla e si scrive troppo poco di religioni: l'informazione religiosa
è sempre più un'informazione vaticana, così come il sistema della comunicazione di massa rappresenta una forma
esclusiva della religiosità e della spiritualità degli italiani.
Ne esce un quadro certamente rassicurante ma, al tempo stesso, parziale, incapace di cogliere la crescente
complessità di un fenomeno - il pluralismo religioso - che sempre più spesso s'iscrive nel processo di crescita di una
società multietnica e multiculturale.
Il Rapporto ha l'ambizione di cogliere almeno alcuni frammenti di questa nuova complessità, i cui segni
peraltro riscontriamo ogni giorno nelle scuole, negli ospedali, nelle mense scolastiche, nei cimiteri.
L'obiettivo ultimo è dimostrare che questa progressiva
complessità della scena religiosa italiana ha bisogno di un
riconoscimento culturale e politico che oggi in Italia non
riceve ancora.
Il pluralismo che stiamo vivendo ormai coinvolge direttamente diversi milioni di persone che vivono in
Italia; indirettamente è un fenomeno che, arrivando nelle province e nelle periferie, tocca una quota importante
della società italiana. Eppure riconoscere il pluralismo, parlare di pluralismo, educare al pluralismo è tutt'altro che
ovvio e semplice. Anche perché il sistema politico che
dovrebbe garantire un aggiornato quadro di riconoscimento e di governance di simili fenomeni resta al palo di
pregiudizi e sottovalutazioni: ad esempio, l'Italia politica -
del centrodestra come del centrosinistra - sembra fisiologicamente incapace di produrre una legge che ci porti oltre
il retaggio della legislazione sui "culti ammessi" per avvicinarci a una moderna ed europea cultura del diritto alla
libertà religiosa.
E allora l'Italia si trova come di fronte a un muro di vetro.
Vede il pluralismo, ne coglie gli aspetti esteriori - il ramadan, la spiritualità pentecostale, il rigore dei testimoni di
Geova, le mizvot ebraiche, la meditazione orientale... -
ma non è in grado di interagire consapevolmente con questa realtà: due mondi prossimi l'uno all'altro, l'uno dentro
l'altro, ma separati da muri di vetro costruiti su perimetri
irregolari che creano intersezioni e persino familiarità, ma
mai contatto e relazione. Certo, le eccezioni esistono e tale
muro, come tutti i muri che l'umanità ha provato a innalzare, ha fratture e pertugi che consentono qualche
salutare scambio, persino qualche contaminazione. Ma ci pare
di poter dire che, ancora oggi, le culture, le politiche, persino le teologie prevalenti tendono a consolidarlo, questo
muro di vetro, che ci mostra gli uni agli altri ma non permette l'interazione, che ci avvicina ma non ci consente di
conoscerci. Ne deriva una criticità per la funzionalità di
una compiuta democrazia, persino un'arretratezza nel confronto con la realtà di gran parte dell'Unione europea.
Del resto l'Italia è giunta all'appuntamento con il pluralismo delle culture e delle fedi non solo in ritardo
rispetto ad altri paesi ma, almeno dalla Controriforma in poi, in
termini estremamente conflittuali e traumatici. Scontiamo un
ritardo. È necessario affrettare il passo.
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