|
L'ANTICASTA
Introduzione
di Michele Dotti
La denuncia coraggiosa della Casta, che inizialmente
aveva suscitato in molte persone grandi speranze di cambiamento,
ha finito per generare invece, alla lunga, un diffuso
senso d’impotenza, una profonda disillusione e un
conseguente distacco dalla politica ed è proprio questo,
paradossalmente, che consente alla Casta di conservare
indisturbata e addirittura di aumentare i propri privilegi e
gli sprechi!
Per evitare di mettersi realmente in discussione e per
legittimare sé stessa la Casta ha seguito, con grande astuzia,
una strategia comunicativa che per ora pare premiarla:
quella di dipingere mediaticamente l’intera Italia come
un Paese malato che condivide a tutti i livelli i vizi e le carenze
dei propri rappresentanti politici, i quali sono così
apparsi essenzialmente “rappresentativi” del popolo (“abbiamo
quello che ci meritiamo”).
Passa cioè l’idea che “fanno tutti così” e che la corruzione
e la furbizia siano il sistema dominante a tutti i livelli;
in questo modo il degrado dai vertici discende a
pioggia e si diffonde anche alla base, abbattendo il livello
di moralità della società italiana e creando cinismo e disperazione.
Tuttavia, riprendendo una riflessione del sociologo
Carlo Carboni, se è vero che esiste indubbiamente questa
“Italia che concepisce lo spazio pubblico in funzione di un
vantaggio personale, in cerca di scorciatoie, quella delle
protezioni clientelari e che non rispetta le regole, qualunquista
e indolente”, dall’altra parte “c’è anche un Paese diverso,
che preme per il cambiamento: lì è il vero motore, il
centro da cui si può irradiare una concreta riforma del sistema”.
Ma questa Italia – che sta già dimostrando con i fatti
che le alternative concrete esistono – troppo spesso è invisibile
e non trova spazio nei mass media.
Mostrare come tante persone oneste – non solo nella
società civile, ma anche all’interno delle istituzioni locali –
si stanno battendo ogni giorno per un’Italia migliore, nonostante
tutto, può invece incoraggiare quanti non hanno
ceduto alla rassegnazione e sognano ancora di “cambiare
il Paese” piuttosto che di “cambiare Paese”.
Presentare sempre e solo “l’albero che cade” ha portato
molti a pensare che in questo momento non si possa fare
altro che i “taglialegna”. Noi invece vogliamo raccontare
“la foresta che cresce” e pensiamo che questo possa stimolare
tanti a fare i “guardiaboschi” se non addirittura ad
“aprire dei nuovi vivai”.
Raccontare in maniera diffusa, dettagliata e quindi replicabile
“l’Italia che funziona”, a tutti i livelli, è inoltre il
modo più efficace per delegittimare realmente alle fondamenta
la Casta, mostrando nitidamente quanto essa sia
autoreferenziale e non rappresenti affatto la nazione, né il
suo livello di moralità, ma solo e semplicemente i propri
interessi personali.
Il cambiamento, ancora una volta nella storia, non può
che partire dal basso.
E per fortuna questo sta già accadendo!
torna alla scheda
|