Presentazione |
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Vangelo dei migranti di Renato Zilio Prefazione "NON IMBROGLIERAI SUI DIRITTI DI UN IMMIGRATO" Cardinal Roger Etchegaray Come proclama la Bibbia (Deuteronomio 24,17), ecco un problema antico quanto l’umanità. Il termine "imbrogliare" è duro, ma esprime bene come un diritto può essere bassamente manipolato quanto lo può essere un semplice gioco. A dire il vero, l’emigrazione è diventata oggi di una complessità crescente o piuttosto di un’ampiezza tale... da non essere sufficiente l’imbroglio! Si dibatte molto in questi tempi, soprattutto in Europa, non senza fatica, per cercare un consenso. La riflessione è necessaria per meglio scoprire le radici delle nostre solidarietà universali e questa riflessione deve inglobare gli emigranti. Ma questo non lo si può fare se non in un clima di reciproca fiducia. L’originalità del libro di Renato Zilio sta nell’analizzare coraggiosamente l’emigrazione in Terra Inglese, terra ideale per trovarvi degli immigrati di tutti i continenti: ciò fa dire al religioso scalabriniano che la sua parrocchia è il mondo e la sua terra è stata la prima ad accogliere quelli dell’Estremo Oriente. Oggi ovunque, infatti, Oriente e Occidente si incontrano e si intrecciano insieme. Non dimentichiamo che l’immigrato, come ogni uomo, non vive di solo pane. Per molte famiglie maghrebine, ad esempio, nonostante il contesto di una società secolarizzata, la fedeltà alla loro fede, l’educazione religiosa dei loro bambini, la celebrazione delle feste religiose sono altrettanto importanti di un contratto di lavoro o di un alloggio decente. Dobbiamo fare il possibile per creare un clima favorevole che permetta loro di darsi dei luoghi di preghiera e di insegnamento coranico. È venuto il momento di prendere coscienza del carattere permanente e non più provvisorio della popolazione straniera. È un fatto nuovo che bisogna affrontare con lucidità. Come altri paesi d’Europa, l’Italia sta diventando una nazione dove differenti razze, differenti culture, differenti religioni devono avere il loro pieno e legittimo posto. Invece di cedere a un istinto di ripiegamento su noi stessi e di autodifesa di fronte agli stranieri è insieme che dobbiamo scrivere questa nuova pagina della storia del nostro paese. Non solo a causa del debito di riconoscenza che abbiamo nei loro riguardi, ma prima ancora per senso di giustizia e di solidarietà e in uno spirito di partner, di fratellanza. Il compito è impegnativo. Comprendiamo meglio, così, la parola della Bibbia: "Non imbroglierai sui diritti di un immigrato". Che la contemplazione dell’amore infinito di Dio per tutti ci aiuti ad impegnarci risolutamente sulla via della vita, dove ogni compagno di viaggio, ogni straniero sarà riconosciuto in parole e in atti come un fratello, il nostro fratello. Cardinal Roger Etchegaray Introduzione IL REGNO È TRA NOI Avevo un amico in campagna, da piccolo: un vecchio albero, vicino a casa. Un tronco basso e nodoso che a fatica d’autunno sosteneva o piuttosto sembrava offrire un enorme carico di rami e di mele. Un bell’albero da frutta, dicevano tutti passando. Ricordarlo oggi mi fa ancora pensare... Essere missionario è sentirmi chiamato a un servizio della chiesa, popolo di Dio. Come quel tronco di melo, è sentirmi forte per sostenere la fede di uomini e di donne che hanno lasciato la loro terra: i migranti. Ed è accompagnare la loro speranza, vivere con loro e con quanti li accolgono una fraternità che riveli tra noi il Dio del cammino di Abramo, dell’accoglienza, della comunione. Come quel tronco di melo è presentare la vita di lavoro e i frutti di gente che vive da straniera a un Dio che è Padre di ogni uomo. Ed è ricordare nell’umiltà le radici che ci danno vita: il Signore risorto. Vivente ancora tra noi, quando il suo amore ci unisce. Vivere da missionario è sentire la linfa di cent’anni e più di sacrificio e di passione di tanti altri missionari, testimoni di sacrifici ancora più grandi del nostro popolo che è emigrato altrove per cercare da altri pane e solidarietà. Ma saper condividere insieme è il segno più vero della presenza del Maestro fra i discepoli, dopo averci lasciato quella sera di Emmaus. E condividere ancora oggi, con voi che emigrate e con voi che accogliete, il valore di una strada fatta assieme. Di un rapporto tra noi più umano e più giusto riguardo ciò che insieme dobbiamo vivere. Essere missionario è un servizio di comunione tra uomini e culture differenti, pensando a quanti uomini e donne di buona volontà costruiscono ovunque il regno di Dio. Perché ovunque i ciechi vedono, gli storpi camminano, gli uomini ritrovano il senso della solidarietà e i migranti la loro dignità umana, è qualcosa di nuovo che nasce. È l’annuncio vivo di una Buona Novella. * * * * * La missione ai migranti è il carisma specifico della congregazione a cui appartengo: i missionari scalabriniani. È una comunità internazionale fondata a fine Ottocento dal vescovo di Piacenza Giovanni Battista Scalabrini per accompagnare e sostenere socialmente e religiosamente i numerosissimi emigranti italiani nelle Americhe e poi in Europa. Missione questa estesa, in seguito, ad altre etnie di migranti come portoghesi, filippini, latinoamericani... Lo spirito che anima i missionari per i migranti è la promozione della comunione, oltre al valore della differenza e della minoranza tra i diversi gruppi di migranti, tra i migranti e la chiesa locale e la società. Ci accomunano la passione e la compassione per i migranti e i rifugiati, il sogno di una società nuova in cui si allargano gli spazi di appartenenza e di partecipazione e si eliminano quelli dell’esclusione, fino "a fare patria dell’uomo il mondo". Ci accomuna il servizio del Regno, operante nella storia, nel mondo dei migranti e nella loro originale storia di salvezza: la trasformante esperienza del migrare. Oggi gli scalabriniani servono in ambito spirituale e sociale i migranti sparsi in ben trenta nazioni dei cinque continenti, con centri di accoglienza, centri di studio, parrocchie, missioni... In particolare in parrocchie multietniche, come presenta questo libro, a partire dalla mia esperienza a Londra e in altre città inglesi. In Inghilterra gli scalabriniani cominciano la loro presenza presso le comunità italiane nel lontano 1954 a Bedford, per poi espandersi nell’area di Peterborough (1957) e nel 1966 a Londra, precisamente nella diocesi di Southwark. Nel 1971 l’attenzione pastorale si estende alle comunità del Surrey e del Sussex, stabilendo una posizione pastorale a Woking; nel 1983 è inaugurata Villa Scalabrini, una casa di riposo per anziani italiani situata a Shenley nella contea dell’Hertfordshire. Per venire incontro alle nuovissime migrazioni di giovani a Londra viene aperto un moderno ostello femminile (www.casascalabrini.it). Bella e varia la presenza della comunità filippina e quella portoghese che si riuniscono ogni domenica, oltre a quella italiana, al Centro Scalabrini di Brixton Road a Londra per incontrarsi, celebrare e condividere spesso momenti folkloristici con canti e danze delle loro tradizioni. La missione degli scalabriniani così, non solo continua tra gli italiani, ma si apre a nuove comunità di migranti nello spirito dell’apertura all’altro, alla sua differenza e alle sue ricchezze umane e spirituali. In nome di un carisma che opera per la comunione, il dialogo e l’incontro tra uomini e culture differenti e anticipa, così, tra di noi, i valori del regno di Dio. torna alla scheda |