Presentazione
Giù le mani dall'acqua
di Alex Zanotelli


 
Le ragioni del mio impegno

Sono impegnato sull'acqua come prete, come missionario e come cittadino.
Come prete, perché per me il problema dell'acqua è un problema etico che possiamo riassumere così: «L'acqua è fonte di vita o fonte di lucro? L'acqua è un bene naturale, vitale e insostituibile, o un bene economico da trattare come risorsa idrica e come merce?». L'acqua per me e anche per la tradizione cristiana è vita, fonte di vita.
Come missionario (che ha toccato con mano, soprattutto a Korogocho-Nairobi, e sentito sulla sua pelle i drammi della miseria e del degrado), perché se l'acqua diventerà fonte di lucro, questo significhera la morte di milioni di persone. Se oggi muoiono 50 milioni di persone l'anno per fame, domani, se l'acqua diventerà merce, 100 milioni moriranno di sete. Per me questi non sono numeri, sono volti, unici e irripetibili, figli dello stesso Padre.
Come cittadino, l'acqua è uno degli elementi più fondamentali per la convivenza umana. Non ci può essere democrazia senza il controllo sugli elementi fondamentali per la propria sopravvivenza. L'acqua è uno degli elementi fondamentali per l'uomo che, almeno per il 70%, è fatto di acqua. L'acqua è fonte della vita. Non c'è vita senza acqua. È l'elemento primordiale per eccellenza. È uno dei simboli religiosi più usati da tutte le religioni mondiali. Insieme con l'aria è uno dei beni indispensabili per la vita umana. Ecco perché i cittadini rimangono meravigliati al sentire parlare di "privatizzare" l'acqua. "Ci manca che privatizzino l'aria!", mi diceva in metropolitana una signora di Napoli.
Eppure la pressione a livello nazionale e internazionale per privatizzare l'acqua è enorme. L'acqua in Francia è già all'80% privatizzata, afferma Danielle Mitterrand. Per me la privatizzazione dell'acqua è una vera e propria bestemmia. Dobbiamo dire no a questa tendenza di morte. Significa la morte per milioni di poveri del pianeta e il salasso delle classi deboli del Nord del mondo.
L'acqua è uno dei beni fondamentali per l'umanità. I dominati la chiamano oramai l'"oro blu". Senza petrolio si può vivere. Senza acqua non si può vivere. Ecco perché c'è la corsa alla privatizzazione dell'acqua. Le multinazionali dell'acqua come le francesi Veolia (ex Vivendi), l'Ondeo (ex Suez), la Saur, la tedesca Rwe, la britannica United Utilities... stanno facendo di tutto per mettere le mani su questo bene insostituibile e stanno facendo una pressione enorme sull'Unione europea, sul Parlamento europeo, sulla Commissione europea perché dichiarino l'acqua una merce. Le multinazionali, molto attente e previdenti, sanno che l'acqua è scarsa già oggi e andrà sempre più scarseggiando. Infatti solo il 3% dell'acqua che c'è al mondo è potabile. Di questa, il 2,70% è usata dall'agricoltura e dall'industria, in mano ai ricchi del mondo. Ciò significa che ben poco resta per i poveri, infatti 1,4 miliardi di poveri non hanno accesso all'acqua: diventeranno 3 miliardi fra vent'anni. L'acqua andrà scarseggiando perché stiamo pagando l'effetto serra, il fenomeno che porta al surriscaldamento del pianeta.
Ciò che tutti accettano è che ci sarà un aumento minimo di 2 gradi centigradi entro i prossimi 15-20 anni. Gli scienziati affermano che bastano 1,5 gradi centigrdi per sciogliere i ghiacciai e i nevai, il che vuol dire meno fonti idriche. Le nazioni più colpite saranno Usa e Cina. Se fanno oggi le guerre per il petrolio, immaginiamoci domani per l'acqua! Ecco perché le multinazionali stanno mettendo le mani sulle fonti idriche. Dietro alle multinazionali, ci sta la finanza che ha capito da tempo che non è più il petrolio il bene essenziale, ma è l'acqua: l'"oro blu". In Italia, le multinazionali dell'acqua minerale, in particolare Nestlé, spendono milioni e milioni di euro per convincere gli italiani a bere acqua minerale: è questo il cavallo di Troia usato per convincerci che l'acqua è merce. È la via della privatizzazione che sarà pagata dai poveri: i nostri poveri e i poveri del mondo. In Italia vuol dire l'aumento delle bollette come minimo del 100% e il taglio dell'acqua se non si paga (è etico per un Comune tagliare l'acqua a una famiglia che non la può pagare?). Ma saranno soprattutto i poveri del mondo a pagarne le spese: se oggi abbiamo 50 milioni di morti di fame, domani avremo 100 milioni di morti per sete!
Il problema dell'acqua è oggi centrale per il futuro dell'umanità. L'impegno per l'acqua è un impegno per la democrazia, per la civiltà. Per questo ritengo così preziosa la vittoria sull'acqua a Napoli. Partendo dal basso, senza appoggi, senza finanziamenti, siamo riusciti nel giro di un anno a far abrogare la delibera del 23/11/2004 dell'Ato 2 (Ambito territoriale ottimale: 136 Comuni di Napoli e Caserta che servono l'acqua a tre milioni di utenti) che introduceva il privato nella gestione dell'acqua.
È stato un impegno della cittadinanza attiva (gruppi, comunità, associazioni...) diventata soggetto politico in un confronto serrato con le istituzioni (Regione, Provincia, Comune), che ha portato alla vittoria. È una vittoria significativa proprio perché viene da Napoli.


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