Covid, la guerra del vaccino

Tra multinazionali e Bill Gates con Nicoletta Dentico, autrice di Ricchi e buoni?, un'inchiesta-pamphlet sulla filantropia capitalista al tempo della globalizzazioneibro in uscita nei prossimi mesi.

Nei mesi scorsi si è molto diffusa la metafora della guerra come riferimento simbolico per raccontare l’onda d’urto del nuovo coronavirus che ha sconvolto il mondo. La guerra, invece, è un’altra, sta per cominciare e non ha nulla a che vedere con la capacità sanitaria di contenere il contagio di Covid19. La guerra è di natura commerciale, riguarda la ricerca del vaccino anti Covid19, e va combattuta con l’industria farmaceutica per dirimere una questione fondamentale. Se i vaccini o i farmaci che scaturiranno dalla febbrile ricerca di questi mesi saranno prodotti brevettati per venti anni e asserviti alle dure logiche di mercato o se saranno trattati come beni comuni accessibili a tutti, data la finalità per cui vengono ricercati e il sostanzioso finanziamento pubblico alla ricerca (ad oggi, 8 miliardi di dollari). Quando un vaccino consegue la luce verde dalle agenzie regolatorie, i profitti possono essere giganteschi. Otto progetti sono in fase clinica, la metà cinesi e uno europeo: quello dell’italiana IRBM in collaborazione con l’Università di Oxford.

I generali sono pochi. L’industria dei vaccini è una concentrazione di 4 aziende – GlaxoSmithKline, Merck, Pfizer e Sanofi - che controlla l’80% del mercato e un giro d’affari di oltre 35 miliardi di dollari. I governi intanto agiscono a livello nazionale e internazionale per eludere quanto più possibile, in questo caso, la barriera dei monopoli brevettuali. Il Costarica ha proposto che sia creato un archivio globale dei brevetti (patent pool) sotto l’egida dell’Oms  per condividere al massimo la scienza, velocizzare la ricerca e produrre “vaccini popolari”. Ma in questo negoziato geopolitico occorre fare i conti con un altro generale, il filantropo Bill Gates, demiurgo della salute globale anche in tempo di Covid19, fondatore del partenariato pubblico-privato Global Alliance for Vaccine Immunization (GAVI), e della più recente Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI), creata nel 2017 dopo l’epidemia di Ebola. La fortuna di Bill Gates poggia sui brevetti. Non a caso il direttore di CEPI,  Richard Wilder, ha già bollato la proposta del Costarica come “inefficace e non necessaria”. Sarà un caso che, prima di occuparsi di vaccini, Wilder era a capo dell’ufficio sulla proprietà intellettuale a Microsoft?

 

 

  • Pubblicato in: News
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